Euforia da tormentoni

Il giorno in cui ho visto la nonna ultra ottantenne e mia figlia di poco più di tre anni saltare in piedi e iniziare a ballare sulle note di “Andiamo a comandare” agitandosi tutte shakerando le spalle, mi sono chiesta cosa ci fosse di così perverso in quella spiaggia!

Ho visto in un istante polverizzarti tutti i miei tentativi per instillare nei miei bimbi un certo buon gusto musicale a suon di corsi di danza e musica…

Questo virus mi ha perseguitato per tutta l’estate dal mare ai monti, insinuandosi in spiaggia o nel ristorante ultra chic, alla sagra popolare o all’evento più esclusivo della Costa Smeralda … tutti, e dico davvero tutti, in modo assolutamente trasversale ed indifferenziato sapevano a memoria ogni singola parola della canzone e ancora di più, ogni singola movenza del balletto ad esso accompagnato.

L’uso del termine “tormentone” mi sembrerebbe quanto mai appropriato perché, come da definizione del dizionario, esso sottintende la sensazione di “tormento” nell’ascoltatore, ovvero la sottoscritta, dovuta alla martellante reiterazione di un brano che presenta caratteristiche di semplice fruibilità, con ritmo ballabile, melodie e rime facilmente memorizzabili.

Mi sono più volte chiesta come queste canzoni nate dal nulla, improvvisamente esplodano in fenomeni incontenibili, insinuandosi in ogni dove e quando?

La musica da sempre custodisce il potere di trasportarci in un’altra dimensione, come in un tunnel spazio-temporale: ci fa sentire euforici o tristi, ci carica, ci emoziona, ci eleva e questi motivetti che rimangono in testa facilmente, spianano l’accesso a questa dimensione diventando fenomeni di aggregazione ed evoluzione culturale. Anche io l’ho capito anzi meglio dire l’ho sentito, ed ebbene sì lo confesso, mi sono lasciata contagiare da quell’ondata schiacciante di euforia che si propaga ogni volta che accendo la radio e vedo i miei bimbi saltare e cantare a squarciagola. E ora invece di desiderare un seggiolino stile 007, con il comando per l’espulsione rapida alzo il volume e… “comunque vada Panta Rhei”, “Namastè, olè!”

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