The Museum of Broken Relationships: le storie d’amore finite diventano arte

Potrebbe sembrare una scelta curiosa e quanto mai irriverente, irrompere così nell’intimità di una coppia di amanti per condividere e sbandierare la fine della loro intesa amorosa ma quando una storia d’amore finisce rimangono i “cocci” reali e interiori di cui liberarsi prima di poter ripartire con un nuovo capitolo della propria vita. Quindi perché non usarli a scopo terapeutico? 

Non lasciatevi dunque tentare da attacchi di ira funesta stracciando fotografie, rompendo oggetti o bruciando vecchi cimeli amorosi in falò propiziatori… adesso c’è un luogo dove tutti questi oggetti diventano opere d’arte, per superare il trauma della fine di una storia amorosa attraverso la creazione artistica. Da questo concetto, quasi catartico, è nato The Museum of Broken Relationships prima a Zagabria in Croazia e poi a Los Angeles.

L’idea è nata un po’ per gioco nel 2006 dalla produttrice cinematografica Olinka Vištica e dallo scultore Drazen Grubišić, ex amanti, che hanno raccolto gli oggetti rappresentativi del loro amore e, come per esorcizzare lo strappo della separazione, hanno deciso di esporli in un’inconsueta raccolta. La mostra ha fatto diverse tappe tra cui Berlino, San Francisco, Singapore, Cape Town e Istanbul durante le quali i due artisti hanno raccolto decine di oggetti donati da persone che volevano liberarsi dei ricordi delle loro relazioni finite, come per togliersi un importante fardello emotivo. Gli oggetti sono diventati così tanti da spingere i due ex innamorati a creare un vero e proprio museo.

Ogni oggetto all’interno di questo strano museo diventa rilevante non tanto per il suo valore artistico, ma per la storia toccante che racchiude, un frammento di emozioni e sentimenti, una finestra aperta sull’intreccio amoroso che unisce due persone. Ogni pezzo custodisce la memoria e il ricordo di un amore che fu, un luogo sicuro e protetto dove quelle emozioni e sentimenti restano racchiusi per sempre. Proprio da qui comincia il processo di rinascita interiore perché questi ex amanti, liberati dai propri fantasmi emotivi, sperimentano una sorta di catarsi e riprendono finalmente a vivere.

Ecco quindi che si possono scoprire da appassionate lettere d’amore, ad anelli di fidanzamento fino agli oggetti più stravaganti che svelano le storie più intriganti come ad esempio una gamba artificiale appartenuta a un veterano di guerra innamorato della sua terapista, con accanto l’eloquente didascalia: “Questa protesi è durata più del nostro amore. Materiale migliore”, oppure un’ascia da falegname utilizzata da una donna che ha deciso di fare a pezzi tutti i mobili di casa, “Più la stanza era piena di mobili in frantumi, più mi sentivo meglio”.

Nel 2011 The Museum of Broken Relashionships ha ricevuto il premio Kenneth Hudson, conferito al “museo, persona, progetto o gruppo di persone che hanno dimostrato la più insolita, audace e, forse, controversa esposizione che sfida la percezione comune del ruolo dei musei nella società”, perché questo singolare luogo favorisce la riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, ma offre anche uno spaccato molto folcloristico e curioso sulle sfaccettature dell’amore.

Mi sono lasciata catturare da questi intrighi amorosi, certo un po’ stravaganti, perché dentro queste storie, sintetizzate in piccoli frammenti, immagino si possano riconoscere delle sensazioni che accompagnano il sentimento dell’amore e si possa trovare anche un modo per esorcizzare le proprie paure.

Ma se mai dovessi lasciare mio marito e qualcuno mi chiedesse cosa lasceresti in questo museo, immolerei sicuramente la foto di mia cognata oppure un pannolino tg. 3 anni per tutte le volte che mio marito si è dimenticato la sera di metterlo a nostra figlia e ci siamo trovati un lago nel lettone!

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