Take me (I’m yours): tutto quello che non si può fare ad una mostra

Ormai l’avrete capito, sono diventata una frequentatrice assidua dell’Hangar Bicocca di Milano, perché l’ambiente è stupendo e le proposte artistiche/culturali sono sempre molto accattivanti. Anche questa volta sono rimasta completamente conquistata dalla mostra “TAKE ME (I’M YOURS)”, assolutamente fuori dagli schemi del classico concetto di mostra.

Presentata originariamente alla Serpentine Gallery di Londra e a partire dal 2015 in versioni ogni volta diverse in varie istituzioni a Parigi, Copenhagen, New York e Buenos Aires, “Take Me (I’m Yours)” è una mostra collettiva che reinventa le regole solitamente in uso in tutti i musei che impongono di non toccare nulla. Vuole rompere questo tabù e stabilire un nuovo concetto con cui si fa esperienza di un’opera d’arte.

Il regolamento della mostra prevede infatti che il pubblico possa, anzi debba, prendere le opere esposte, usare gli oggetti messi a disposizione dagli artisti, partecipare, interagire con le opere, scambiare, prendere o lasciare oggetti, far parte del processo creativo. L’intero progetto espositivo propone una nuova idea di mostra basata sullo scambio, sulla diffusione e condivisione dell’arte che diventa un mezzo accessibile a tutti e non più per una ristretta élite.

Girando per la mostra con i miei bimbi, che insieme a me sono ormai i fruitori privilegiati di questi esperimenti artistici, abbiamo potuto prendere delle fotografie staccandole dai muri, fotocopiare un dettaglio del nostro viso o delle nostre mani creando una nuova “opera”, farci fare un ritratto dall’artista presente in sala, scalare una montagna fatta completamente di abiti, mangiare caramelle rubandole da una distesa di caramelle azzurre che sembravano un lago magico. Ci siamo persino imbrattati di inchiostro con delle lenze da immergere in bidoni di inchiostro: abbiamo lasciato molteplici, anzi infinite, scie di schizzi neri che sono diventati il nostro personale contributo a quell’opera. I bimbi hanno voluto anche lasciare alcuni loro disegni portati da casa e scelti con cura e per loro, l’idea che qualcun altro potesse scegliere proprio il loro disegno da portar via come opera d’arte è stata quanto mai entusiasmante! Siamo usciti dalla mostra che si credevano tutti dei futuri Picasso!

Il progetto della mostra si evolve e si rigenera nel tempo perché è il pubblico che attraverso la fruizione delle opere, le diffonde svuotando fisicamente lo spazio e concorrendo a produrre nuovi contributi artistici. Quello che conta non è più essere semplicemente spettatori ma la mostra si arricchisce dell’interazione del pubblico con la sfera artistica. Ognuno è chiamato a fare una vera e propria esperienza per scoprire che il concetto di arte non è vincolato ad un oggetto preciso ma ad uno spazio creativo immateriale, etereo, geniale nel quale tutti siamo chiamati ad entrare per lasciare il nostro segno. Correte a lasciare il vostro!

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