E il mare è sempre più blù

La mitologia narra che Ercole, in una delle sue 12 fatiche, combatté contro i giganti uscendone vincitore; per dimostrare la sua forza gettò i loro corpi nel mare dove si pietrificarono dando vita ad alcune isole della Grecia. Veleggiando per l’Egeo ti senti un po’ come un piccolo Ulisse, alla conquista di terre ignote e pronto a farti incantare da ciclopi di pietra o dal rumore del vento che ti porta e ti guida come il canto delle sirene.

Ci sono più di 6.000 isole che popolano questo mare, e solamente 167 sono abitate ma risalta, in questa stupenda varietà, un comune denominatore: la bellezza.

Le ho percorse in lungo e in largo, anzi dovrei dire da levante a ponente, veleggiando per il Mar Egeo sospinta dal vento tra le isole più rinomate e sfavillanti a quelle più remote, cristallizzate nella loro ancestrale fissità e ogni volta vi sono tornata con quello spirito trepidante carico di aspettative perché le isole della Grecia hanno sempre un segreto da rivelarti, una sorpresa che ti lascia a bocca aperta.

Ripercorrendo questi nomi sulla carta nautica che traccia rotte e porti di ogni antro dell’Egeo provo sempre una grande commozione: Cicladi, Microcicladi, Ioniche, Sporadi, Dodecaneso, l’Atene-Rodi… il ricordo di quelle estati passate in barca a vela a navigare, a vivere il mare e il vento, a scoprire calette nascoste e paesaggi incontaminati si è cristallizzato dentro di me.

La barca a vela ti offre un punto di vista molto suggestivo per scoprire il mare perché ci sei dentro, ti avvolge, ti culla, ti sospinge e tu non devi fare altro che lasciarti portare certo che ogni qual volta intravvedi sulla linea blù dell’orizzonte un profilo frastagliato sarà una scoperta meravigliosa. E’ come se ogni cordone con la terra ferma fosse tagliato e assapori il senso di libertà e allo stesso tempo di nullità di fronte allo spettacolo della natura.

Una natura fatta di vento, grande protagonista, 20, 25, 30 nodi, il Meltemi che spazza l’Egeo in lungo e in largo; e il cielo che vigila sopra di te come una cupola di cristallo, azzurro, infinito.

Tra i ricordi più belli Arki, poco più di un sasso brullo e frustato dal vento. Butti un’ancora in quell’acqua e ti senti in una piscina naturale. Navigando pigramente intorno all’isola di Lipsi, finisci ad Aspro Nissi, due scogli legati da una spiaggia di sassi bianchissimi: uno scorcio da cartolina e i colori del mare sono impressionanti, è imperativo tuffarsi.

Oppure Arcanghelos un piccolo paradiso terrestre, Kalymnos e le sue tipiche spugne marine, Kinaros con il suo paesino abbandonato e la vista dalla scogliera con mare in tempesta. Ricordo dall’alto, l’insenatura dove siamo riusciti a dare ancora e assicurare le barche con quattro cime a terra, riparati dal vento.

O Levitha, un’isola disabitata dove si trova solamente una piccola taverna sotto un pergolato dove vive una sola famiglia. Unico menù disponibile “polpette e patatine” e la sera ti fai largo con la torcia tra cespugli e capre per tornare alla barca… indimenticabile.

Potrei andare avanti all’infinito citando frammenti di ricordi, di posti, di calette e di paesini ma questo viaggio va sperimentato in prima persona, quindi “Buon vento!”

 

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