Cosa farò da grande?

Ma vi chiedo: ai nostri tempi scegliere il liceo era stato cosi difficile? Avevamo passato così tanto tempo a parlare della scuola migliore? A me sembra di no. Ci si divideva: chi era bravo a scuola faceva classico e scientifico, chi amava viaggiare e sentiva casa un po’ tutto il mondo (la sottoscritta) faceva il linguistico e tutti gli altri si “spalmavano” tra Ragioneria e Magistrali (che ora non si chiamano neanche più cosi).

Ora no. Ottobre e Novembre si sono trasformati in gironi danteschi, dove per stare al passo, devi avere una seconda agenda dedicata. Solo per capire di cosa parlano devi concentrarti: open day, stage, lezioni aperte interattive, giro esperienziale della scuola, notte al liceo (che mi sa più di film con Ben Stiller che di qualcosa inerente all’educazione di mio figlio), campus e scuole aperte.

Non parliamo poi degli indirizzi: liceo scienze applicate, sportivo, sociale, economico, internazionale, artistico, agrario, musicale, artigianale… aiuto fermatemi potrei andare avanti altre 300 battute solo elencando le varie alternative esistenti. Indirizzi e sotto indirizzi si presentano come una complessa mappa concettuale sulle brochure colorate e ricche di studenti sorridenti.

Sabato siamo andati al campus delle scuole superiori, una sorta di fiera dello studente con lo scopo di aiutare i ragazzi a capire meglio quale scuola scegliere e quale indirizzo li appassiona di più.

Mio figlio, tirato giù dal letto presto per “non trovare la folla in ogni banchetto” mi guadava con una faccia cosi allucinata che gli ho detto: “Se dovessero farti oggi un test d’intelligenza per entrare in un qualsiasi istituto guardandoti in faccia, non ti prenderebbe nessuno!!”

L’ho trascinato da un’aula all’altra dove studenti o professori gli elencavano le meraviglie di questa o questa altra scuola: “la nostra è una scuola d’eccellenza dove devi avere la media del 9 o 10 per poter proseguire” (eliminata); “qui da noi oltre lo studio ci sono i disegni tecnici per i quali a volte noi studiamo fino alle 2 di notte” (eliminata); “noi parliamo il latino come l’italiano”

(eliminata).

Mi sembrava che più che invogliare i ragazzi volessero impressionare i genitori, ma questa è una mia personale interpretazione, forse perché in questa scelta brancoliamo ancora nel buio, a tal punto che la giornata si è conclusa con il mio bambino quasi tredicenne che appena usciti dal campus mi ha detto, guardandomi con i suoi grossi occhi azzurri: “Mamma, io voglio andare a lavorare!” E come potrei non dargli ragione !!!!!

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